Che cosa c'è in un nome? Quella che noi chiamiamo rosa, anche chiamata con un'altra parola avrebbe lo stesso odore soave; così l'Egeo, se non si chiamasse più Egeo, conserverebbe quella preziosa perfezione...”
Mi sono permessa di rubare qualche parola a Shakespeare per introdurre una breve nota al nome del mare per il quale “l'amor mio quanto il mare stesso è profondo ...”
Per quanto le ipotesi sull'origine del suo nome siano diverse credo che la più poetica (e anche la più nota) sia quella che lo vuole riferito ad Egeo, re di Atene e padre di Teseo.
Quando il figlio, dopo aver ucciso il Minotauro, fece rientro in patria, secondo la tradizione dimenticò di issare le vele bianche, come aveva promesso di fare in caso di vittoria.
Egeo, che trepidante stava aspettando il suo rientro scrutando l'orizzonte da Capo Sounion, vedendo le vele nere e convinto della morte di Teseo si gettò dunque in quel mare che da lui prese poi nome.
Che emozione è stata camminare verso quella punta che, con il Tempio dedicato a Poseidone, segnalava agli antichi naviganti ateniesi che ormai erano a casa.
Che emozione affacciarsi su quello sperone di roccia dal quale un padre disperato per la perdita del figlio si sarebbe ucciso.

Che emozione sentire che quei sassi, ancora così vivi, potevano parlare di un passato che da remoto si faceva così prossimo
E sedere su quelle pietre ad ascoltare il rumore del mare misto al canto delle cicale, nel caldo della tarda mattina, all'ombra dell'unico, esile, albero...
Un momento indimenticabile, uno di quei momenti che solo l'Egeo ti può donare...
